Un vasetto di miele su due in commercio è di origine straniera, il più delle volte cinese, e spesso non ha visto neppure un’ape. Additivi e sostanze chimiche che non compaiono, legalmente, tra gli ingredienti. Alimenti conservati in confezioni di cartone o plastica riciclati altamente nocivi. Date di scadenza allungate ad arte. Cibi che contengono diserbanti, coloranti nocivi, sporcizie varie, a volte perfino escrementi. Sughi e prodotti con carne di manzo che però all’origine era cavallo. Nonostante il livello di attenzione a ciò che mettiamo nel piatto sia oggi piuttosto alto, i pericoli a cui siamo esposti quando facciamo la spesa sono sempre in agguato. L’industria alimentare è un Far West in cui l’imperativo è: smerciare qualsiasi tipo di prodotto o materia prima, in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo, ottenendo il maggior margine di guadagno possibile. Nessuno come Christophe Brusset, ingegnere che ha lavorato per anni ai massimi livelli delle principali multinazionali del cibo, può svelare i meccanismi allucinanti dell’industria alimentare, dopo esserne stato testimone e complice. Svela i lunghi viaggi delle materie prime da una frontiera all’altra, racconta quali procedure e trucchi si nascondono dietro i prodotti che troviamo sugli scaffali, e ci fa capire che per mantenere le superofferte che tutti rincorriamo, i grandi supermercati costringono i produttori ad abbassare la qualità. Un libro illuminante e indispensabile, che spiega anche come è possibile difendersi, fare acquisti più oculati e addirittura orientare l’operato delle aziende.


Settembre 2008 scoppia in Cina l’enorme scandalo del latte contaminato con la melammina (o cianurammide), uno dei principali costituenti della fòrmica. Questa sostanza chimica tossica, ricca di azoto, è stata aggiunta fraudolentemente al latte per aumentare artificialmente il tasso di proteine, che in effetti di solito viene stimato misurando la quantità di azoto presente nel prodotto. In questo modo, i truffatori lo fanno apparire più ricco e di miglior qualità di quanto sia realmente.
Alla fine di dicembre del 2008, diciassette industriali finiscono sotto processo, e il 22 gennaio 2009 due di loro sono condannati a morte. Vengono giustiziati il 24 novembre 2009. Gli altri imputati sono condannati a pene detentive che vanno dai cinque anni all’ergastolo.
Aprile 2011: circa 300.000 panini “ingialliti” tramite l’aggiunta di una pittura tossica per simulare la presenza di granturco tra gli ingredienti sono stati smerciati nei supermercati di Shanghai. L’industriale disonesto non esitava a rimettere in vendita pane scaduto riconfezionato.
Settembre 2011: il cosiddetto scandalo dell’olio di scolo. Decine di arresti, che hanno avuto grande risalto sui media, per la vendita di olio da frittura adulterato. Acque unte e residui di oli e altri grassi usati venivano recuperati nei ristoranti, e persino negli scarichi, per essere riciclati come olio da tavola. E’ stato stimato che quest’olio rappresentava il 10% di tutto quello consumato nel paese.
Novembre 2011: un centinaio di persone condannate, tra cui una alla pena capitale, per un vasto traffico di maiali trattati con clenbuterolo, un anabolizzante cancerogeno che ha anche gravi effetti cardiovascolari e neurologici.
Maggio 2012: scoppia il caso degli orticoltori dello Shandong e dell’Hebei, nell’Est della Cina, che trattavano i loro cavoli con formolo, cancerogeno, per migliorarne la conservazione. Dopotutto, visto che funziona con i cadaveri…
Marzo 2013: regione di Shanghai. In seguito allo smantellamento della mafia del maiale, che smerciava come carne commestibile gli animali morti di malattia, più di 15.000 carcasse di maiale galleggianti vengono ritrovate nel fiume che attraversa Shanghai. Naturalmente le autorità assicurano che ciò non ha alcuna ripercussione sulla qualità dell’acqua, e non viene identificato nessun colpevole. Circolate, non c’è niente da vedere.
Maggio 2013: nelle regioni dello Jiangsu e del Guizhou, rispettivamente Cina orientale e meridionale, carne di topo o di volpe viene venduta come manzo o pecora. Il ministero della Sanità annuncia che 904 sospetti sono stati arrestati» e che «più di 20.000 tonnellate di prodotti fraudolenti o di bassa qualità a base di carne» sono state sequestrate in 382 differenti aziende.
Gennaio 2014: Walmart, la prima catena di supermercati nel mondo, ha dovuto ritirare dagli scaffali di alcuni dei suoi punti vendita cinesi la carne d’asino, molto consumata in Cina, perchè conteneva carne di volpe.
Luglio 2014: uno stabilimento di Shanghai, filiale del gruppo americano OSI, che fabbricava nuggets di pollo, bistecche e polpette di manzo per McDonald’s, KFC e altri grandi nomi del fast food, viene chiuso per aver riciclato carne scaduta mischiandola con carne fresca.
Novembre 2014: scandalo detto del tofu tossico. Un centinaio di tonnellate di tofu contenenti idrossimetansolfinato di sodio (un agente sbiancante cancerogeno vietato) sono state sequestrate nello Shandong, nello Henan e nello Jiangxi.
Dicembre 2014: un’inchiesta della televisione pubblica CCTV sul commercio di carne di maiale avariata, contaminata da un non meglio precisato virus contagiosissimo, porta all’arresto di dodici sospetti, alla destituzione di otto alti funzionari, alla distruzione di un macello illegale e alla chiusura di un secondo.
Fortunatamente (per lui) l’industriale scaltro ha anche la possibilità di giocare sul peso netto dei suoi prodotti e di vendere meno conservando la stessa confezione e lo stesso prezzo, il che è in realtà una subdola forma di aumento.
Avete notato che negli ultimi anni i biscotti Prince hanno perso il 10% del loro peso? Dall’oggi al domani, il peso della confezione da 15 biscotti è passato da 330 a 300 grammi, mentre il prezzo non è cambiato. Eppure gli spot pubblicitari non ne fanno menzione. Strano, no?
Questa drastica dieta dimagrante è stata impietosamente applicata ai vasetti di dessert alla panna Danette nelle confezioni da 16 (ma, chissà perchè, non a quelle da 4), che ora pesano solo 115 grammi anzichè 125; al barattolo di formaggio fresco Jockey, che è passato da un chilo a 850 grammi; alla confezione di vinaigrette l’ancienne Amora, che adesso contiene 450 millilitri di prodotto invece dei 500 di prima; alle scatolette di tè in bustina, che sono passate da 25 a 20 bustine.
Fabbricare un prodotto alimentare è prima di tutto una questione di tecnologia, un processo industriale come un altro. Abbiamo bisogno di ingegneri e di tecnici, come in una raffineria o in una centrale elettrica. Non è stato un cuoco a mettere a punto la macchina a ultrasuoni che monta due tonnellate di maionese in un minuto e mezzo, il surgelatore ad azoto liquido che sputa fuori una pizza surgelata al secondo, il saturatore a salamoia sotto pressione che raddoppia il peso dei prosciutti, l’evaporatore sotto vuoto a triplice effetto e altre meraviglie che fanno progredire l’umanità.
Nel vostro supermercato non esiste praticamente alcun prodotto alimentare che non ne contenga almeno uno, se non addirittura un intero, sapiente cocktail di additivi di ogni tipo. E, anche quando nell’elenco degli ingredienti non trovate additivi (le famose E-qualcosa), non crediate che non ci sia nulla da aggiungere: se ne può sempre buttare dentro qualcuno con discrezione, senza dire niente ai consumatori, e per di più del tutto legalmente. Sono i famosi coadiuvanti tecnologici, una categoria di additivi che può non figurare sulla lista degli ingredienti!
Dunque qual è la differenza tra additivi alimentari e coadiuvanti tecnologici? Perchè nella regolamentazione esistono queste due categorie distinte? E’ molto semplice: ciò che le differenzia è unicamente il dosaggio. La quantità rimanente nel prodotto finito è molto più consistente per un additivo alimentare che per un coadiuvante tecnologico. Tutto qui.
Una piccola parentesi per divertirvi, anche questa tratta dalla mia esperienza personale. Si potrebbe pensare che gli estratti naturali siano da privilegiare, ed è quello che credevo anche io fino al giorno in cui…
Se nell’industria agroalimentare esistesse una palma della manipolazione, il vincitore sarebbe senza ombra di dubbio un industriale dei salumi. Gli industriali dei salumi sono dei maghi, dei veri maestri nell’arte di trasformare semplici lucciole in splendide lanterne.
E’ impossibile garantire l’assenza di oli minerali e di un mucchio di altri inquinanti nel cartone riciclato.
Può succedere che un prodotto superi il TMC, anche se generosamente lungo, o che gli si avvicini troppo perchè si riesca a venderlo. E’ la catastrofe totale. Non c’è alcuna soluzione possibile, perchè bisognerebbe rietichettare o fare la remballe il che, oltre a essere vietato, è particolarmente complesso.
Spezza davvero il cuore dover buttare dei prodotti che si potrebbero vendere senza pericolo per il consumatore se solo quella maledetta data venisse semplicemente spostata in là di qualche settimana o di qualche mese.
Perciò, per i nostri prodotti confezionati in vasetti di vetro o plastica, abbiamo trovato il trucco: stampare il termine minimo di conservazione sul tappo.
Un messaggio e-mail precisava che il venditore era pronto a concederci uno sconto dell’80%! Ovvero tutti e cinque i container al prezzo di uno solo!
Davvero non vedevo dove fosse il problema. Con un prezzo simile avremmo rivenduto facilmente quella merce, e con un ottimo margine. Il venditore doveva proprio essere con le spalle al muro, avere gravi problemi finanziari o enormi giacenze, per acconsentire a un simile sconto. A quel punto aprii una piccola busta che conteneva alcune foto e tutto si chiarì. Per fortuna ero seduto.
Le foto mostravano alcuni scatoloni aperti e i funghi che contenevano. Blu, erano blu!
Mi piacerebbe potervi dire che questa operazione di repulisti è un caso isolato, che in seguito non si è mai più verificato, e che una simile manipolazione oggi è impossibile, ma ci è successo a numerosissime riprese di ricevere partite di spezie dalla Turchia e dall’Egitto contenenti sterco di uccelli, o di pepe dall’India e dalla Cina sempre con escrementi di topo, mozziconi di sigarette e svariati altri rifiuti.
La strategia cinese è semplice: innanzitutto mirare ai mercati mondiali che hanno bisogno di una mano d’opera considerevole, poi prendere come riferimento il prezzo mondiale e offrire un prodotto equivalente a un prezzo dal 10 al 20% meno caro. Chi può resistere a una simile offerta? Semplice, agevole ed efficace.
Così la Cina ha inondato il pianeta di champignon in scatola, pomodoro concentrato, vasetti di asparagi, aglio, succo di mela, pere sciroppate…
Da qualche settimana, riceviamo interi container di fusti da 220 chili di pomodoro concentrato che il mio capo definisce “merda”, quando non “grossa merda”, anche se alla fin fine non è poi così tremendo. Il concentrato è più bruno che rosso e ha un gusto sorprendente, tra il pomodoro ammuffito e il ketchup bruciato. Al microscopio, risulta pieno di tracce di lieviti e di muffe, con punti neri la cui origine non si riesce a identificare con precisione. Evidentemente è stato fatto con pomodori ammuffiti e scaldati al massimo per eliminare più tracce possibile. Sfortunatamente, il colore e il sapore sono un calcio sui denti. Per giunta, alcuni fusti si gonfiano..
Oggi, alcune società cinesi (ma non solo) fabbricano miele come si fa con qualsiasi altro prodotto industriale. Se la frode è fatta in modo intelligente, vale a dire rispettando le proporzioni glucosio/fruttosio naturale e aggiungendo la giusta dose di polline, il colorante e l’aroma adatto, è praticamente impossibile da rilevare.
Le ultime generazioni di portacontainer trasportano tra Shanghai e Amburgo 18.000 container per viaggio, per meno di 1.000 euro a container, con consegna in tre settimane. Quando importo un container che contiene 20 tonnellate di aglio disidratato proveniente dalla Cina, primo produttore mondiale, il trasporto mi costa meno di 5 centesimi di euro al chilo. Una cifra irrisoria!
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